Marco Menichetti
Viaggio nella storia della Terra

Gola del Bottaccione

Gubbio e l'Umbria

La Gola del Bottaccione situata immediatamente a Nord di Gubbio, non è un semplice passaggio tra due montagne, il Monte lngino e il Monte Foce, ma ha rappresentato da sempre un punto di transito e soprattutto una convergenza tra la Natura e l’Uomo. Un luogo dal grande fascino che ci permette di partecipare a un viaggio nel tempo geologico del nostro pianeta e allo stesso tempo di scoprire aspetti inediti della storia millenaria della città di Gubbio.

La Gola, come la vediamo oggi, è il risultato di una evoluzione continua del territorio che avviene sotto l’azione combinata dell’erosione delle acque del torrente Camignano che scorrono sul fondovalle e delle forze tettoniche che deformano le rocce e sollevano la catena montuosa. Si tratta quindi di una valle fluviale che deve la sua origine a processi esogeni, che hanno luogo sulla superficie terrestre e azioni che derivano da quanto accade all’interno della Terra, i processi endogeni. Queste azioni combinate sono sempre attive e modellano senza soluzione di continuità, la superficie del nostro Pianeta e agiscono nel corso del tempo geologico. Un tempo che si misura in migliaia e milioni di anni, ma composto da piccoli eventi, come la fratturazione delle rocce generata dalle spinte tettoniche che dà luogo ai terremoti. Queste e tanto altro, ci ricordano che viviamo su di un pianeta geologicamente attivo grazie al quale è possibile la vita in tutte le sue diversità.

Percorrendo gli itinerari proposti possiamo conoscere come la storia della Terra, la geologia appunto e la storia dell’Uomo, si fondono insieme e sotto la spinta dell’evoluzione, ognuno con tempi e modi diversi, permettono lo sviluppo della vita e il progresso delle civiltà. L’Uomo sin dagli albori della sua esistenza ha saputo utilizzare quanto la natura gli metteva a disposizione: dai luoghi più favorevoli dove insediarsi, dove reperire materiali litici per utensili, le pietre da costruzione, a come captare le risorse idriche per convogliarle dove I più necessario, attraverso un acquedotto, o trarre energia dai corsi d’acqua per far muovere le macine dei mulini. Nel corso dei secoli l’Uomo ha saputo cogliere aspetti estetici della Gola costruendo in prossimità della città un eremo, dove poter assaporare i piaceri dello spirito in un tranquillo luogo di meditazione. Negli ultimi decenni il progresso delle scienze geologiche ha permesso di conoscere il significato delle rocce che affiorano lungo la Gola.

Qui è possibile leggere in ciascuno strato di roccia, come in un vero e proprio libro, la storia degli ultimi 150 milioni di anni (di seguito abbreviato a Ma) del nostro Pianeta, soprattutto del periodo Cretacico. Nel secolo scorso, studiando microfossili marini presenti in queste rocce, chiamati foraminiferi, alcuni ricercatori hanno scoperto, che nella parte più a monte della Gola del Bottaccione esiste uno strato di roccia che segna il passaggio tra Era Secondaria (Mesozoico) ed Era Terziaria (Cenozoico). Limite che oggi è datato con precisione a 66 milioni di anni fa e conosciuto tra geologi come limite KPg (Cretacico/Paleogene). In passato era noto come KT (Cretaceo/Terziario).

Negli anni Settanta ricercatori statunitensi guidati da Walter Alvarez, studiando proprio questo limite, trovarono un’anomalia nel contenuto di iridio che associarono ad un’origine extraterrestre. Questa scoperta ha reso possibile elaborare una delle teorie più affascinanti della storia della vita sulla terra, quella della scomparsa dei dinosauri, legata all’impatto di un enorme asteroide (*) sulla superficie terrestre. Evento che mise in crisi tutti i sistemi ecologici, portando alla scomparsa di gran parte delle specie viventi, tra cui i dinosauri. Le rocce della Gola del Bottaccione hanno registrato dettagliatamente questo evento, attraverso la scomparsa di importanti organismi planctonici (i microfossili chiamati foraminiferi) che vivevano nel mare. Questo è lo stretto legame che unisce i dinosauri con Gubbio: le rocce della Gola del Bottaccione, conservano al loro interno molte informazioni connesse alle cause che portarono alla loro scomparsa dal nostro Pianeta.

Ci si può domandare perché queste ricerche sono state fatte proprio a Gubbio, quando le stesse rocce del Cretaceo affiorano in molte altre parti dell’Appennino. La risposta puramente estetica, va ricercata nel contesto della Città costruita con le pietre derivanti dalle rocce delle montagne circostanti, considerate un luogo speciale da molti geologi e amanti della natura; un luogo facile da raggiungere, dove è possibile concentrarsi ed ispirarsi per sviluppare ed approfondire le proprie conoscenze sulla storia del nostro Pianeta Terra. La Gola del Bottaccione con le rocce, con l’acqua del torrente, con il suo ambiente naturale legato all’acquedotto, ai mulini, alla città stessa, favorisce un po’ tutto questo.

 A piccoli passi, lungo la Gola possiamo riflettere sul nostro cammino, possiamo percepire il significato vero e profondo del rapporto tra l’Uomo e la Natura. Conoscendo meglio la nostra origine, è possibile riflettere sul nostro percorso futuro, in una visione che permetta di “capire” una delle emergenze più significative del territorio, che deve essere adeguata mente protetta e valorizzata.

È questo il messaggio che probabilmente avverte ed ispira i tanti che hanno studiato e studiano le rocce dell’Appennino. Significato che probabilmente, quasi mille anni fa, aveva già percepito San Francesco vivendo e percorrendo queste montagne.

(*) Nota: nel testo è stato utilizzato il termine asteroide per indicare un corpo extra-terrestre, mentre un meteorite è parte di un asteroide che colpisce la superficie terrestre.

L’articolo è tratto dal libro

Gola del Bottaccione

un’escursione nel tempo geologico del Pianeta e nella storia della Città di Gubbio

Marco Menichetti

Monti editore, 2025