non è un caso che la sede di geo-logica sia Gubbio
Perché Gubbio
Perché la Gola del Bottaccione, appena fuori dalle mura della città, conserva tre straordinarie evidenze del passato della Terra che offrono le chiavi di lettura per interpretare le sfide ambientali del presente e gestire i possibili scenari futuri della vita sul pianeta.
Il Livello Bonarelli
Un sottile strato di roccia per capire i cambiamenti climatici
Identikit
Che cos’è: è un “orizzonte guida”, cioè uno strato di roccia chiaramente riconoscibile, scoperto e descritto per la prima volta all’inizio del Novecento dal geologo Guido Bonarelli nella Gola del Bottaccione (Gubbio).
Come si riconosce: è un sottile pacchetto di strati di roccia di alcune decine di centimetri composto da calcari neri, argilliti e argille calcaree nere e gialle.
Cosa contiene: è straordinariamente ricco di materia organica fossilizzata composta per la maggior parte da plancton, ma sono presenti anche resti di pesci.
Che età ha: 94 milioni di anni. I geologi inquadrano l’età del Livello Bonarelli precisamente così:
Periodo: Cretaceo
Epoca: Superiore
Età: fine del Cenomaniano
Cosa ci dice
Ci informa che in quel tempo ci fu una drastica carenza di ossigeno sul fondo dell’oceano di allora, la Tetide.
In gergo tecnico questa mancanza di ossigeno negli oceani viene chiamata OAE 2 (Oceanic Anoxic Event 2). Perché 2? Perché è la seconda del Periodo Cretaceo. La prima, datata a circa 120 milioni di anni fa, è individuata da uno strato di roccia chiamato Livello Selli, anche questo visibile nell’Appennino umbro-marchigiano. E ce ne sono state anche altre.
Perché c’è stata questa diminuzione di ossigeno e cosa ha provocato?
È stata l’effetto di un periodo di importanti cambiamenti climatici che avvennero da circa 120 a circa 90 milioni di anni fa, quindi nel Cretaceo medio e perdurarono più o meno 130 milioni di anni. L’ipotesi più accreditata è che ci siano state una serie di potentissime eruzioni di magma, sia sottomarine che continentali, tra l’India e l’Antartide e nell’Oceano Artico. Queste eruzioni hanno rilasciato nell’atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, che ha agito come una coperta termica sopra a tutto il pianeta: lasciava entrare la luce del Sole, ma non permetteva al calore emesso dalla Terra di uscire verso lo spazio.
Come conseguenza si è innescato il fenomeno climatico che chiamiamo Effetto serra, un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta: l’aumento di calore nell’atmosfera si trasferisce all’acqua del mare e la riscalda ovunque, dai poli all’equatore.
L’acqua più diventa calda e meno riesce a trattenere l’ossigeno, che quindi si disperde nell’aria.
Le correnti oceaniche si bloccano, perché in condizioni normali sono innescate dalla differenza di temperatura tra i poli e l’equatore, che non esiste più.
Ma era l’acqua fredda dei poli, più pesante e ricca di gas, che portava l’ossigeno fin negli abissi oceanici.
Così il fondo dell’oceano rimane senza ossigeno: il plancton, i pesci e tutte le creature marine che hanno bisogno di respirare muoiono. Le uniche forme di vita che restano sul fondo dell’oceano sono alcuni batteri particolari che vivono senza ossigeno: questi proliferano, colorano i fondali di nero e producono sostanze che rallentano la decomposizione delle creature morte. È così che si accumula quel fango organico nero che, milioni di anni dopo, ritroviamo sotto forma di rocce scure: esattamente come il Livello Bonarelli a Gubbio.
Perché è utile
Perché il parallelismo con il nostro presente è parossistico. L’effetto serra di 94 milioni di anni fa fu causato da immani eruzioni vulcaniche prodotte nel corso di 130 milioni di anni. Oggi, l’attività industriale umana sta immettendo gas serra nell’atmosfera con una dinamica identica, ma a una velocità temporale persino superiore a quella dei vulcani del Cretaceo. Le cause sono diverse ma l’effetto è lo stesso.
Il Livello Bonarelli è quindi come uno specchio del nostro futuro prossimo: ci avverte che l’accumulo di calore nell’atmosfera si trasferisce inevitabilmente agli oceani, i quali, riscaldandosi, perdono la capacità di trattenere l’ossigeno. I dati scritti in questo sottile strato di roccia a Gubbio offrono agli scienziati i parametri matematici per calcolare quando gli oceani odierni rischiano di superare la stessa soglia critica, sviluppando zone prive di vita e innescando un analogo reset degli ecosistemi marini globali.
Crisi biologica, non estinzione di massa
È importante sottolineare che, nonostante la gravità dell’evento e la scomparsa di numerose specie (soprattutto microplancton, bivalvi e alcuni rettili marini), il Livello Bonarelli non coincide con una delle cinque grandi estinzioni di massa della storia del pianeta (come quella dei dinosauri). Si trattò piuttosto di una crisi biologica severa ma localizzata principalmente negli ecosistemi oceanici: una sorta di “collasso ecologico temporaneo” da cui la biosfera riuscì lentamente a riprendersi una volta che il pianeta ebbe riassorbito l’eccesso di carbonio.
Per saperne di più
Ecco le organizzazioni più importanti che studiano i cambiamenti climatici:
In Italia
CNR-ISAC – Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima
ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
SGI – Società Geologica Italiana
In Europa
C3S – Copernicus Climate Change Service
EEA – European Environment Agency
Nel mondo
IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
WMO – World Metereological Organization
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
Il Chiodo d'Oro
Il chilometro zero del tempo sulla terra
Identikit
Che cos’è: è un vero e proprio chiodo, piantato dai membri della Commissione Internazionale di Stratigrafia (IUGS) in un punto preciso delle rocce della Gola del Bottaccione. Sulla testa del chiodo è inciso l’acronimo GSSP: Global boundary Stratotype Section and Point.
Cosa rappresenta: è il “metro campione” del tempo della Terra: il modello di riferimento mondiale per definire il confine esatto tra due particolari età geologiche. La Gola del Bottaccione è stata inserita tra i 100 geositi più importanti del pianeta proprio per questa unicità.
Che età ha: esattamente 83,06 milioni di anni. Il punto in cui è stato piantato indica il momento esatto in cui la Terra è entrata in una nuova fase della sua storia (una Età), chiamata Campaniano, all’interno del Periodo Cretaceo.
È unico al mondo? Ne esistono altri sparsi un po’ ovunque. Ma ognuno di loro è unico, perché stabilisce un tempo della Terra diverso. Qui c’è la mappa ufficiale di tutti i GSSP: https://stratigraphy.org/gssps/ e qui il tempo che rappresentano: https://stratigraphy.org/chart/
A che serve
Permette di sincronizzare la storia della Terra
Immaginiamo di voler capire cosa è successo sul pianeta 83,6 milioni di anni fa. Grazie al punto di riferimento di Gubbio, i dati di ricerche diverse possono essere perfettamente sincronizzati.
Ad esempio, un ricercatore che studia fossili in Africa, grazie al Chiodo d’Oro può incrociare i suoi dati con quelli di un ricercatore che analizza il clima antico in Antartide e stabilire con certezza quali erano le condizioni climatiche nel momento in cui i fossili erano vivi.
È una pietra di paragone per il cambiamento climatico attuale
I Chiodi d’Oro non servono solo a catalogare il passato, ma a capire come si comporta la Terra. Sapere esattamente dove inizia una fase geologica permette di calcolare con precisione millimetrica la velocità con cui sono avvenuti i cambiamenti nel passato (ad esempio, quanto ci ha messo il campo magnetico a invertirsi o quanto è durato un riscaldamento globale).
Senza questo “metro campione” non potremmo rispondere alla domanda fondamentale della climatologia odierna: quello che sta succedendo oggi alla Terra è più veloce o più lento rispetto alle crisi del passato? Il Chiodo d’Oro ci dà lo zero millimetrico da cui far partire il cronometro.
Perché è speciale
Perché si basa su un metodo di sincronizzazione globale unico. In genere, i chiodi d’oro vengono ratificati isolando l’evoluzione o la scomparsa di un particolare fossile guida. Il tempo che rappresenta il Chiodo di Gubbio, invece, è marcato in prima battuta da una tecnica straordinariamente elegante e precisa: il paleomagnetismo
La forza dei dati integrati Ma la vera forza di questo sito sta nella multidisciplinarietà. Gli scienziati hanno incrociato il segnale magnetico primario con lo studio dei microfossili marini e con le analisi isotopiche del carbonio presenti nella roccia
Il modello per capire come si invertono Polo Nord e Polo Sud
Nel corso delle Ere geologiche, il campo magnetico della Terra si è azzerato e ribaltato più volte: il Polo Nord diventa Polo Sud e viceversa. Questo fenomeno in genere avviene ogni poche centinaia di migliaia di anni, ma l’ultimo si è verificato 780.000 anni fa.
Attualmente i satelliti registrano che il campo magnetico terrestre si sta indebolendo e che il Polo Nord magnetico si sta spostando molto velocemente verso la Siberia. Ma i dati attuali che abbiamo a disposizione sono pochi perché la misurazione di questo fenomeno è iniziata da pochi decenni, cioè da quando sono stati sviluppati gli strumenti in grado di farlo.
L’unico modo che abbiamo per capire come avviene l’inversione magnetica dei poli, quanto tempo impiega il campo a crollare e cosa succede durante il ribaltamento è studiare le rocce come quelle del Chiodo d’Oro di Gubbio, dove l’esatto momento dell’inversione è rimasto letteralmente cristallizzato nei minerali di ferro.
Per saperne di più
Ecco le organizzazioni più importanti che studiano l’evoluzione del campo magnetico terrestre:
In Italia
INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
In Europa
ESA – European Space Agency
GFZ – Helmholtz-Zentrum Potsdam – Deutsches GeoForschungsZentrum
IPGP – Institut de Physique du Globe de Paris
BGS – British Geological Survey
Nel mondo
IAGA – International Association of Geomagnetism and Aeronomy
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
USGS – United States Geological Survey
INTERMAGNET – International Real-time Magnetic Observatory Network
Il limite K-Pg
l'unità di misura del reset biologico
Identikit
Che cos’è: è uno strato di roccia celebre in tutto il mondo che segna il confine geologico esatto tra l’Era Mesozoica (l’età dei dinosauri) e l’Era Cenozoica (l’età dei mammiferi). Nella Gola del Bottaccione è visibile come un sottile strato di argilla scura.
Come si riconosce: nella successione di rocce calcaree della gola, si nota una stretta fessura argillosa priva di fossili, spessa appena un paio di centimetri, che interrompe la normale sedimentazione marina.
Che età ha: 66 milioni di anni. I geologi inquadrano l’età del Limite K-Pg precisamente così:
Periodo: transizione tra Cretaceo (K) e Paleogene (Pg)
Epoca: Cretaceo Superiore
Età: fine del Maastrichtiano
Cosa contiene: è straordinariamente ricco di iridio, un metallo pesante raro sulla superficie terrestre ma abbondante negli asteroidi.
Cosa ci dice
Ci informa che in quel preciso istante temporale la Terra ha vissuto un cataclisma cosmico che ha resettato la biosfera.
Studiando questo sottile strato di argilla proprio a Gubbio, il geologo Walter Alvarez e suo padre Luis scoprirono l’anomalia dell’iridio. Da questo singolo dato geochimico formularono la rivoluzionaria teoria: un asteroide di circa 10 chilometri di diametro colpì la Terra. Il gigantesco cratere d’impatto, profondo 30 km e largo 180 km, fu individuato anni dopo a Chicxulub, nel Golfo del Messico. Approfondisci qui: Effetto Alvarez – Storia di una scoperta
Perché ci fu questo reset biologico e cosa ha provocato?
L’impatto dell’asteroide polverizzò all’istante miliardi di tonnellate di roccia, scagliandole nella stratosfera. Si innescò una reazione a catena apocalittica:
L’inverno da impatto: la polvere e i gas bloccarono totalmente la luce del sole per mesi o anni, facendo piombare la Terra nel buio e nel gelo, bloccando la fotosintesi e azzerando la catena alimentare.
Piogge acide ed effetto serra: le reazioni chimiche dei gas nell’atmosfera generarono piogge acide devastanti su scala globale, seguite da un repentino riscaldamento globale causato dalla enorme quantità di CO2 liberata dalle rocce evaporate nell’impatto.
A livello divulgativo questo limite viene associato solo alla scomparsa dei dinosauri. In realtà, per la geologia il limite K-Pg rappresenta una totale interruzione e riscrittura dei meccanismi planetari:
Il blocco della sedimentazione: l’impatto causò l’acidificazione istantanea degli oceani e l’oscuramento dell’atmosfera, provocando l’estinzione immediata del plancton calcareo. Di fatto, la “fabbrica delle rocce” biologica si spense. Per anni la Terra smise di produrre calcare. Quando la sedimentazione ripartì nel Paleogene, i nuovi organismi avevano forme e chimica completamente diverse.
Il reset del ciclo del carbonio: il collasso della “pompa biologica” (il plancton che assorbe l’anidride carbonica atmosferica e la seppellisce sul fondo del mare) rese gli oceani chimicamente inerti e privi di vita verticale.
Perché è utile
Perché offre un modello indispensabile per misurare la vulnerabilità degli ecosistemi e la velocità della crisi della biodiversità odierna.
Mentre il Livello Bonarelli ci mostra cosa succede quando il pianeta si scalda lentamente da solo, il Limite K-Pg è il modello di una crisi istantanea e violenta.
Oggi le attività antropiche stanno modificando la composizione dell’atmosfera e distruggendo gli habitat a una velocità che non ha precedenti geologici, se non proprio nell’impatto del meteorite di 66 milioni di anni fa.
Studiare il Limite K-Pg ci permette di quantificare la soglia di tolleranza di una specie prima dell’estinzione e ci avverte di come il collasso della base della catena alimentare (allora il plancton e le piante, oggi gli insetti impollinatori e gli ecosistemi marini) possa far crollare l’intera biosfera in modo rapidissimo.
Le altre quattro estinzioni della storia della Terra
La storia del nostro pianeta è stata segnata da cinque catastrofi biologiche globali. Il Limite K-Pg rappresenta la più recente di queste grandi estinzioni di massa, ma ha una caratteristica che la rende completamente diversa da tutte le altre: è l’unica ad essere stata causata da un corpo extra terrestre.
Le altre quattro grandi estinzioni della vita sulla Terra sono state:
Estinzione dell’Ordoviciano-Siluriano (circa 444 milioni di anni fa): causata da una intensa glaciazione seguita da un rapido riscaldamento. Portò alla scomparsa dell’85% delle specie marine.
Estinzione del Devoniano superiore (circa 375-360 milioni di anni fa): prolungata serie di impulsi di crisi biologica legati all’abbassamento dell’ossigeno negli oceani. Scomparve circa il 75% delle specie.
Estinzione del Permiano-Triassico (circa 252 milioni di anni fa): nota come “La Grande Moria”, fu la più devastante di tutte. Innescata da gigantesche eruzioni vulcaniche in Siberia, causò un effetto serra parossistico e l’anossia totale dei mari, cancellando il 96% delle specie marine e il 70% di quelle terrestri.
Estinzione del Triassico-Giurassico (circa 201 milioni di anni fa): causata dall’apertura dell’Oceano Atlantico e dalle relative colossali emissioni di gas serra vulcanici. Eliminò circa l’80% delle specie, lasciando campo libero al dominio dei dinosauri.
Per saperne di più
Ecco le organizzazioni più importanti che si occupano di difesa planetaria e di biodiversità:
In Italia
ASI – Agenzia Spaziale Italiana (Programmi di Difesa Planetaria e monitoraggio oggetti NEO)
INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica (Studio dei corpi minori del sistema solare e minacce asteroidali)
ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Monitoraggio dello stato della biodiversità nazionale)
In Europa
ESA – European Space Agency (Missione Hera e programma Space Safety per la difesa planetaria)
EEA – European Environment Agency (Agenzia Europea dell’Ambiente per lo studio della crisi ecologica attuale)
Nel mondo
NASA – PDCO – Planetary Defense Coordination Office (Ufficio di Coordinamento della Difesa Planetaria americano)
IUCN – International Union for Conservation of Nature (L’ente mondiale che compila la “Lista Rossa” delle specie a rischio estinzione)
B612 Foundation – Fondazione privata globale dedicata alla protezione della Terra dagli impatti asteroidali